Malore Eriksen, l'esperto: "Non sorprende. C'è un motivo se in Italia non si gioca col pacemaker"
Idoneità sportiva e defibrillatori: il caso Eriksen
In seguito alle recenti riflessioni sulle condizioni di Christian Eriksen, il professor Daniele Andreini, esperto di cardiologia dell'IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio di Milano, ha fatto chiarezza sull'utilizzo del defibrillatore sottocutaneo negli atleti professionisti. Il dispositivo, pur essendo un fondamentale salvavita, ha la funzione di correggere le anomalie del ritmo cardiaco ma non previene l'insorgere di nuove aritmie.
Questo aspetto spiega il motivo per cui le linee guida italiane, attraverso i protocolli COCIS, vietano l'attività agonistica a chi porta un defibrillatore cardiaco impiantabile. Si tratta di una misura precauzionale rigorosa che in passato ha costretto lo stesso Eriksen, e più recentemente il calciatore Edoardo Bove, a dover interrompere la propria carriera nel campionato italiano per trasferirsi all'estero, dove i regolamenti sono differenti e consentono di scendere in campo con tali dispositivi.




















