Atalanta, cosa c’è dietro la rottura con Palladino: da «predestinato» a esonerato, perché non è stata risoluzione consensuale
La rottura tra l'Atalanta e Palladino
L'avventura di Raffaele Palladino sulla panchina dell'Atalanta si è conclusa dopo 210 giorni con un esonero ufficiale, escludendo la via della risoluzione consensuale. Nonostante il traguardo europeo raggiunto, il rapporto tra il tecnico e la dirigenza si è progressivamente logorato, portando alla decisione di sollevarlo dall'incarico. Palladino rimarrà sotto contratto con il club bergamasco fino al giugno 2027, mentre la società si prepara ad accogliere Maurizio Sarri come nuovo allenatore.
All'origine della rottura vi sono state divergenze gestionali e comunicative, con la dirigenza infastidita da alcune dichiarazioni e atteggiamenti del tecnico, oltre a un calo di rendimento sul campo dopo la qualificazione agli ottavi di Champions League. Parallelamente, si registra l'addio del direttore sportivo Tony D'Amico, ormai in direzione Roma.
Sul fronte del mercato, la società ha rinnovato il contratto di Kolašinac fino al 2027, mentre si valuta la cessione di Palestra, nel mirino dell'Inter per una cifra vicina ai 50 milioni di euro. Per la sua sostituzione si segue il giovane Nicolò Savona, profilo ideale per la difesa a quattro del futuro tecnico Sarri.






















