Sinner, il «sono morto» e quei segnali ignorati in una macchina imperfetta: la confessione a un fisioterapista di Madrid e il relax in Vespa a Montecarlo
I segnali di stanchezza di Jannik Sinner
A fine aprile, nei meandri del torneo di Madrid, Jannik Sinner aveva confidato a un fisioterapista la sua estrema stanchezza con la frase "sono morto". Nonostante questo chiaro segnale di affaticamento, accumulato dopo una fitta sequenza di impegni e vittorie tra superfici e continenti diversi, il tennista azzurro ha continuato a giocare, affrontando Madrid e Roma prima del definitivo crollo fisico avvenuto al Roland Garros.
La gestione della "macchina Sinner" si conferma particolarmente complessa: il riposo e la qualità del sonno influiscono direttamente sulle sue prestazioni e sulla sua tenuta mentale. Attualmente, dopo l'eliminazione dal torneo parigino, il campione si trova a Montecarlo per ricaricare le batterie in attesa di sottoporsi ad accertamenti medici, mentre l'ambiente del tennis continua a interrogarsi sulla gestione della sua programmazione e sui limiti fisici di un atleta straordinario ma non indistruttibile.






















